La Superiorità nel Terroir
a cura di Diego Tomasi
Direttore del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG
Nel Nord-Est d’Italia, tra Treviso e Belluno, è posizionato il cuore produttivo del vitigno Glera, ovvero l’area Conegliano Valdobbiadene, il centro spumantistico più
importante d’Italia e tra i più noti e famosi del Mondo.
Già nel 1400, e nei due secoli successivi, esisteva una produzione di vino molto apprezzata nei più importanti mercati di quel periodo, ma addirittura da tempi più lontani a Conegliano si era affermata la coltivazione della vite e la produzione di vino. Le testimonianze medioevali sono precise, infatti gli Statuti coneglianesi del 1282 già parlavano di tradizioni da rispettare nel settore vitivinicolo. La situazione cambiò radicalmente nei primi del 1700 a causa di un generale degrado aggravato nel 1709 da una gelata che distrusse quasi tutti i vigneti, che furono successivamente ripiantati dai contadini avendo però come obiettivo soprattutto l’abbondanza delle produzioni. Nella seconda metà del 1800 l’attività di alcuni studiosi, fra i quali primeggiava Antonio Carpenè, portò nel 1876 alla fondazione della prima Scuola Superiore di Enologia in Italia e successivamente, negli anni ’20 del 1900, dell’Istituto Sperimentale di Viticoltura e di Enologia oggi CREA-VE. Il vero interesse per la viticoltura specializzata si ha nell’immediato dopo guerra con la messa a coltura di vigneti su palo secco, dove primeggiava il vitigno Glera seguito dal Verdiso. L’inizio di quello che oggi è il fenomeno “Prosecco” si ha negli anni ottanta del 1900 momento in cui i vigneti aumentarono e vennero istituite più del 50% delle attuali cantine. Altro momento storico e di grande plus per il Prosecco è stato il 2009 con l’entrata in vigore del disciplinare DOCG; il successo odierno è sotto gli occhi di tutti.
Il comprensorio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG è fisicamente divisibile in due porzioni, una ad est (orientale ovvero Conegliano con direzione delle colline a prevalenza Nord-Sud) e una ad ovest (occidentale ovvero Valdobbiadene con direzione delle colline Est-Ovest). In entrambi i casi la morfologia è collinare costituita da un insieme di catene che dalla pianura si susseguono fino alle Prealpi Trevigiane. Ciò che distingue nettamente le due aree è la conformazione delle colline: più irte e ripide a Valdobbiadene, e dintorni, su matrice composta da marne e da conglomerato, più dolci e smussate a Conegliano, e dintorni, su suoli a substrato morenico o argilloso limosi. I vigneti occupano circa 8.500 ettari nella parte più soleggiata dei colli ad un’altitudine compresa tra 50 e 500 metri sul livello del mare, mentre il versante esposto a nord e la sommità delle colline è boschivo. La pendenza dei versanti è stata vinta e resa coltivabile attraverso la realizzazione di ciglioni, rampe e terrazzi inerbiti che hanno in parte plasmato nei secoli i versanti rendendoli, grazie alla presenza della vite, più attraenti e unici.
Il clima è temperato subcontinentale, con inverni freddi, estati calde, asciutte e ve ntilate, buone le escursioni termiche giornaliere (ad agosto/settembre in alcuni casi superiori a 14°C) e le precipitazioni sono ben distribuite nel corso dell’anno. La piovosità media annua di lungo periodo varia dai circa 1.100 mm di Conegliano ai 1.250 mm di Valdobbiadene. Nel periodo estivo le precipitazioni assumono spesso carattere temporalesco per l’afflusso di masse d’aria caldo-umide provenienti dal lago di Garda, che si sollevano per l’ostacolo opposto dalle Prealpi.
La temperatura media annua varia da 13,9 a 13,2°C, con un minimo annuo a gennaio ed un massimo nel mese di agosto. Rispetto alla pianura sottostante, le variazioni stagionali o annuali di temperatura sono inferiori. Ovviamente anche nell’area collinare il cambio climatico sta facendo sentire i suoi effetti, a dire il vero inferiori rispetto al piano, ma tanto da anticipare di ca 10/12 giorni la data di vendemmia, di ridurre la quantità di acido malico nelle uve, di portare gli aromi su note più decise e intense. Ritornando alle escursioni termiche, il drenaggio dell’aria fredda da monte verso valle durante la notte determina in alcune aree elevate escursioni notte/dì, a tutto vantaggio della qualità delle uve, in particolare dell’intensità e finezza aromatica dove i composti più delicati e fini di frutta fresca e fiori ne sono avvantaggiati. Sempre a causa del fenomeno dell’inversione termica notturna, sulle colline vitate le nebbie sono rare o assenti.
Il substrato pedogenetico è costituito da calcari marnosi, marne, morene, argilliti, arenarie e conglomerati formatisi nel Terziario e fortemente deformati dalla tettonica. Sui versanti a litologia prevalentemente arenacea si formano suoli moderatamente differenziati e parzialmente decarbonatati, mentre sulle marne e sulle argilliti sono caratterizzati da una maggiore differenziazione, talvolta con orizzonti profondi ad accumulo di carbonati di calcio. Sull’area morenica di Vittorio Veneto – Ogliano, i suoli sono ricchi di scheletro con facile sgrondo e bassa tenuta idrica. Tutti i rilievi collinari sono bordati da conoidi coalescenti per lo più ghiaiosi e sabbiosi. I suoli, con i loro caratteri dinamici, hanno un forte ruolo nel condurre a maturazione le uve garantendo un ottimo equilibrio compositivo e per questo motivo molta enfasi viene data alla loro conservazione. Dal punto di vista agronomico, i suoli presentano complessivamente buoni livelli di fertilità e favoriscono uno sviluppo delle viti equilibrato rispetto alle necessità idriche, essendo presente una certa riserva d’acqua e contestualmente caratteristiche fisiche che consentono un drenaggio rapido delle acque meteoriche. I suoli prevalenti dei vigneti sono a volte calcarei, ma con percentuali di calcare attivo non limitanti. L’intervento dell’uomo nella fase di impianto dei vigneti è orientato alla conservazione dell’originaria morfologia delle colline senza alterare la stratigrafia dei suoli riducendo al minimo i movimenti terra. I vigneti sono tutti inerbiti per facilitare il transito dei mezzi meccanici e ridurre i fenomeni di erosione superficiale, è rigorosamente rispettato il divieto di usare diserbanti e sempre più frequente è la restituzione di sostanza organica sotto forma di compost e di letame.
È un paesaggio antico dove i filari seguono le linee delle colline disegnando trame e armonie e dove la vite segna un forte legame con la gente dei luoghi. L’operosità e la dedizione del viticoltore hanno conservato i caratteri originari del paesaggio che pur ricordando spesso la viticoltura di alta collina (i vigneti si spingono fino ai 450/500 m s.l.m.), ha una propria identità fatta di sapienza e di perfetta fusione della vite con l’ambiente. È quindi un paesaggio ordinato che crea serenità e che accoglie il visitatore portandolo a scoprire la vera storia del Prosecco Superiore e della sua tradizione produttiva. Gli elementi tipici che caratterizzano il paesaggio sono la morfologia collinare di cui si apprezzano le forme, la presenza dei vigneti e la loro ridotta dimensione con la conseguente fitta rete di vie interpoderali, la ricca biodiversità che circonda gli impianti (sono presenti anche gli ulivi), i fabbricati rurali, le geometrie variabili degli impianti contro la monotonia dei paesaggi moderni: in altri termini un paesaggio vivo che lentamente evolve portando con sé i suoi elementi identitari.
La forma di allevamento è a filare nelle sue due versioni: a Sylvoz nelle colline più dolci prospicenti la pianura e il doppio capovolto (cappuccina) nelle colline più scoscese e sui suoli più magri composti da conglomerato, dove i sostegni sono ancora rigorosamente in legno e dove non vi sono impianti di irrigazione. Nelle aree storiche, sui pendii più ripidi il vigneto ha un’alta età anagrafica, mentre nelle aree meno difficili è stato ammodernato nell’ultimo quindicennio. Sempre e comunque l’impiego di manodopera è ancora alto (dalle 350 alle 600 ore uomo/ettaro/anno), dovuto anche alla cura del paesaggio. Il vitigno oggi utilizzato è praticamente solo il Glera lasciando uno spazio ridotto agli altri vitigni autoctoni come il Verdiso, la Bianchetta o la Perera.
Fonte: Rapporto Economico Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG